“Opera scultorea o architettonica, di rilevo storico e perlopiù di valore artistico, eretta a ricordo , commemorazione di qualche persona o evento”, questa è la definizione che un dizionario della lingua italiana riporta alla voce monumento.
Goito (MN) è un’ importante città storica perché ci sono molti monumenti di diversa natura per ricordare accadimenti storici ed i Caduti delle Guerre. Tra questi c’è anche il Monumento al bersagliere eretto nel 1926 sulla sponda sinistra del fiume Mincio, conquistata dai bersaglieri l’8 aprile 1848, giorno che è passato alla Storia come la data del Battesimo del Fuoco dei fanti piumati. Il Monumento fu posato nel luogo dove cadde il Sottotenente Galli della Mantica; il terreno fu donato dalla signora Carolina Fumagalli, proprietaria (o presunta tale) della Villa Giraffa, che fu anche la Madrina del monumento. Ad onor del vero occorre ricordare anche che a Marcaria (MN) il 6 aprile 1848, durante una schermaglia ( non una vera battaglia) con una pattuglia austriaca, cadde il primo soldato piemontese il bers. Giuseppe Bianchi al quale nel 1996 fu eretto un cippo in quel luogo.
Il nostro monumento a Goito vuole essere una testimonianza sì del valore dei bersaglieri nella battaglia del 1848, ma anche un riconoscimento tangibile delle imprese collettive dei bersaglieri compiute di pari passo con la Storia d’Italia da allora e fino al 1918.
Il progetto
La proposta di erigere un monumento emerse già nel 1925, durante il IV Congresso Nazionale dell’Associazione Nazionale Bersaglieri a Torino / Biella, come è riportato su uno stralcio della lettera del 20 febbraio 1926 del Presidente della sezione bers. di Mantova, Colonnello cav. Uff. Cesare Montani, al sindaco della città (vedasi riquadro 1). Nella missiva si ipotizzava la realizzazione di una statua bronzea che raffigurasse il bersagliere in divisa d’epoca nella posizione di “Crociat-et” , riproduzione di un’analoga opera conservata presso l’Armeria Reale di Torino - ora Museo del Risorgimento - su progetto del 1886/87 dell’architetto Cesare Ceragioli, già Ufficiale dei bersaglieri. Il Col. Montani, da comune mortale, rivolge anche una richiesta di contributo alla spesa preventivata di 40.000 lire italiane dell’epoca (che corrispondono attualmente a poco più di 36.000 euro).
La Giunta Comunale di Mantova, il 22 febbraio 1926, deliberò a favore della costruzione del manufatto la somma di 1.000 lire e ne diede comunicazione formale il 31 marzo 1926. Più consistente fu il supporto promesso dal sindaco di Goito che stanziò la cifra di 8.000 lire.
Il Col. Montani, per reperire altri fondi, chiese persino al Comune di Mantova l’autorizzazione ad organizzare un cinema all’aperto nella piazza Pallone/ Lega Lombarda, ma gli fu negato per tutelare i cinematografi e teatri del posto già poco frequentati nel periodo estivo. In ogni caso i lavori proseguirono e la copertura finanziaria fu raggiunta grazie ad una raccolta fondi popolare.
E’ bene sottolineare che fu impresa ardua poiché negli anni successivi al termine della I Guerra Mondiale, nonostante le enormi difficoltà economiche che affliggevano l’Italia tutta, fiorirono monumenti ai Caduti in tutti i paesi e frazioni, primo fra i tanti l’Altare della Patria a Roma dove nel 1921 fu posizionato il sacello con i resti del Milite Ignoto, tuttora onorato perennemente.
Quindi, forti della fiducia in se stessi , i bersaglieri riuscirono nell’impresa: restava da inaugurare l’opera con la dovuta enfasi!
19 e 20 Settembre 1926
L’occasione si presentò il 19 e 20 settembre, in concomitanza del V Congresso Nazionale dei bersaglieri a Mantova e Goito. Ai lavori congressuali, presso il grande Teatro ”Andreani” ubicato all’inizio di Corso Vittorio Emanuele (ora civile fabbricato), furono invitati il Sindaco e la Giunta Comunale di Mantova. Il Sindaco inviò una bella lettera di saluto ai congressisti; nel pomeriggio del giorno 20 settembre un corteo di auto trasportò a Goito i militari presenti insigniti di Medaglie d’Oro al Valor Militare e le più Alte Autorità mentre in contemporanea la littorina della linea Mantova – Brescia si riempiva di pubblico diretto a Goito.
Il giorno precedente si svolse una corsa ciclistica Goito – Mantova fra bersaglieri anche per coinvolgere maggiormente i reparti dei Reggimenti 6° e 12° convenuti per l’inaugurazione del monumento ed alla quale parteciparono i Comandanti dei dodici Reggimenti bersaglieri.
Tra le personalità presenti i genitori dell’eroe bersagliere Enrico Toti, i fratelli del Sottotenente Demetrio Galli della Mantica, la nipote del Cap. Saverio Griffini (primo insignito di Medaglia d’oro a Goito) ed il Maresciallo d’Italia Luigi Cadorna che tenne il discorso inaugurale nel quale illustrò le ragioni storiche che consigliarono la costruzione del monumento, come riportato su “La Voce di Mantova” del 21 settembre 1926.
Migliaia di bersaglieri ed un foltissimo pubblico fecero da cornice all’inaugurazione, come ricorda la Carolina Fumagalli che inviò, tramite il Col. bers. Cardone di Mantova, anche le foto autografate della cerimonia al Gen. C.d.A. Arturo Scattini per la successiva custodia presso il Museo di Porta Pia a Roma.
L’evento ebbe vasta eco sugli organi di stampa, tra i quali “La Voce di Mantova” ed “Il Resto del Carlino”, con toni trionfalistici sicuramente giustificati ma anche amplificati come era d’uso corrente nel periodo per simili circostanze.
L’opera fu quindi donata dai bersaglieri al Comune di Goito!
Periodo 1940 -1945
La statua da allora montò ininterrottamente la guardia al Ponte della Gloria e così sarebbe stato per sempre se gli eventi bellici del 1940 – 1945 non ne avessero messo in pericolo l’esistenza o l’integrità. Infatti la grave penuria di materie prime ed il principio di autarchia indussero il regime fascista a reperire quanto più bronzo possibile anche dalla fusione delle parti in bronzo dei monumenti.
A dicembre del 1940 ne fu indetto un vero e proprio censimento e ci rimisero le penne l’ aquila bronzea del monumento ai Caduti di Cerlongo ( frazione) nonché la statua di donna che corredava quello ai Caduti in Goito; fortunatamente, su segnalazione del commissario prefettizio di Goito, si salvarono il bersagliere insieme all’aquila bronzea del monumento al Re Vittorio Emanuele II, ubicato nel luogo dove fu ferito il 30 maggio 1848 durante la seconda battaglia di Goito! Peccato che, una volta fusi i manufatti, il podestà dovette addirittura sollecitare la ditta EDIROT al ritiro del bronzo ricavato.
Ma i pericoli non erano finiti! Con la firma dell’armistizio inizio la battaglia d’Italia:
gli Alleati con tutto il poderoso arsenale bellico risalirono l’Italia e numerose incursioni aeree ebbero luogo anche nella pianura padana. Un ponte è per definizione un obiettivo primario in guerra e tra questi si temeva che anche quello di Goito potesse subire un bombardamento con prevedibili, inevitabili danni collaterali alle infrastrutture dell’area circostante, monumento compreso.
Goito subì un primo bombardamento il 15 settembre che coinvolse il ponte e danneggiò pesantemente il tetto e gli infissi della sede comunale.
Il 3 novembre del 1944, durante una riunione di giunta, fu decisa la rimozione provvisoria della statua bronzea che fu trasportata nella Corte Mussolina, tuttora esistente in frazione Sacca di Goito ben distante dall’obiettivo militare.
Dopo il 1945
Mai decisone fu più saggia ed opportuna perché il ponte fu distrutto il 30 novembre 1944 ( si vedono ancora le basi dei piloni quando l’acqua del Mincio è bassa) ed il basamento del monumento danneggiato al punto tale che si dovette sostituire la lapide con la storica scritta. Anche questa operazione apparentemente semplice ha una storia interessante. Quando, nel 1948, il Presidente dei bersaglieri presentò il progetto comunicò anche che ci sarebbe stata una leggera variazione della scritta:
sarebbe comparsa la frase ".. fiamme cremisi.. " anziché l’originale " ..fiamme rosse .." come si nota su una cartolina dei primi anni ’40 (Vedi riquadro 2, cartolina monumento).
Questa modifica suscitò la protesta della Giunta comunale che intimò di riportare sulla lapide la dicitura originale. Il successivo ed esaustivo chiarimento del presidente dei bersaglieri a perorare che da sempre i bersaglieri erano stati portatori di “ .. fiamme cremisi..” risolse il contenzioso; fu accettata la motivazione, ritirata la protesta ed impiantata la lapide che tuttora leggiamo sul basamento, progettato dall’architetto Giuseppe Menozzi di Casteldario (MN)
Tutto finito? NO! Succede altro? SI
Il Presidente provinciale dei bersaglieri, Giuseppe Beccari nell’aprile del 1959 propose lo spostamento del monumento sulla sponda opposta dove ci sarebbe stato maggiore spazio per contenere la straboccante folla di partecipanti alle annuali celebrazioni.
I costi stimati dal Sindaco di Goito, Vaccari Narciso, per l’ acquisto e la sistemazione dell’area nonché il trasporto del monumento sarebbero ammontati a circa 8 milioni di lire (pari a 129.500 euro di oggi!).
Tra lungaggini, pareri favorevoli e contrari nonché la carenza di fondi, nulla cambiò ed il bersagliere vigila sempre dalla stessa posizione e ci rassicura tuttora con la sua potente presenza.
Il 2026 – 100 anni dopo
Potevamo far passare il centenario del Monumento sottotono? Certamente no! E’ stato un dovere civico ed onor di bersaglieri impegnarsi per dare il giusto risalto alla ricorrenza e magari riuscire anche ad ottenere un restauro od almeno un’importante manutenzione del monumento. Ci proponiamo di arricchire questa breve storia con ulteriori dettagli e curiosità per dare alle stampe prossimamente un opuscolo più completo, corredato dai documenti che abbiamo reperito nei vari archivi.
Bers. Gen. D. ( r ) Raffaele De Feo
Presidente del Comitato Organizzatore Goito 2026